Operazione “Sabbie Mobili”, Scandurra: “Ennesimo colpo dello Stato al racket. Invito alle vittime a denunciare”

“Agli inquirenti della Procura Distrettuale Antimafia di Catania ed alla Polizia di Stato va il nostro ringraziamento per l’ennesimo blitz che ha consentito di liberare decine di commercianti ed imprenditori dall’asfissiante zavorra dei taglieggiatori che per anni hanno imposto il pizzo”. 

Lo afferma Giuseppe Scandurra, Vice Presidente Nazionale di Sos Impresa – Rete per la Legalità, commentando l’operazione “Sabbie Mobili” condotta all’alba di oggi della Polizia di Stato di Catania che ha permesso di sgominare il clan di Lineri, appartenente all’associazione mafiosa dei Santapaola-Ercolano, dedito alle richieste estorsive ai danni di imprenditori e commercianti nell’area del capoluogo etneo.

“Un’inchiesta che ancora una volta vede al centro le denunce degli imprenditori vessati, ai quali Sos Impresa – Rete per la Legalità, assieme all’associazione di Catania presieduta da Rosario Colombrita, manifesta tutta la propria vicinanza e la disponibilità ad accompagnarli nel loro percorso. In tal senso non possiamo che condividere la forte presa di posizione espressa quest’oggi dal Direttore Centrale Anticrimine della Polizia di Stato Prefetto Francesco Messina, che ha riferito della diffidenza ancora esistente da parte di molte parti offese a sporgere denuncia. Il nostro movimento sottolinea dunque ancora una volta l’invito a tutte le vittime di racket ed usura ad affidarsi allo Stato, nella certezza che non rimarranno mai da sole e che solo facendo tutti la nostra parte fino in fondo la battaglia contro la criminalità potrà essere vinta”.

Operazione “Terra Bruciata”, Scandurra: “Una ventata di aria pulita, grazie a Carabinieri e Magistratura”

“Arriva una ventata di aria pulita in un territorio purtroppo a lungo condizionato dalla presenza della criminalità organizzata che ha impedito di respirare a numerosi imprenditori e famiglie oneste”. Lo afferma Giuseppe Scandurra, Vice Presidente Nazionale di Sos Impresa – Rete per la Legalità, commentando l’operazione “Terra Bruciata” che all’alba di oggi ha visto l’esecuzione da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Catania di misure cautelari nei confronti di oltre 30 indagati accusati tra l’altro di associazione di tipo mafioso, estorsione ed associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. 

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia etnea, ha consentito di disarticolare i componenti del gruppo mafioso dei Sangani, operante nella zona di Randazzo, inquadrato nel clan Laudani. 

“Si tratta di un pesantissimo colpo inferto dallo Stato nei confronti di chi per anni, come documentato dagli inquirenti, ha esercitato un asfissiante e capillare controllo del territorio ai danni di attività economiche della zona – aggiunge Scandurra – i cui titolari venivano intimiditi con minacce e danneggiamenti per sottostare al pagamento del pizzo. 
Proprio a quegli imprenditori, come coordinamento nazionale e regionale di Sos Impresa – Rete per la Legalità e con le nostre associazioni antiracket operanti sul territorio, vogliamo ribadire la vicinanza della nostra associazione, pronta a sostenerli ed accompagnarli nel loro percorso, con la certezza che solo il coraggio della denuncia può contribuire a recuperare la libertà perduta. 

Un grazie infine va alla Magistratura ed Carabinieri che con questa operazione hanno ridato un po’ di serenità a comunità che purtroppo negli anni hanno dovuto subire anche il trauma di gravissimi fatti delittuosi come quelli del 1993 con gli omicidi a Randazzo”.

Santo Stefano di Camastra, firmato il “Patto antiracket” con l’impresa Mammana. Al fianco delle imprese sane del territorio

Un momento simbolico ma di grande significato stamani presso il cantiere dell’impresa “Fratelli Mammana srl” di Castel di Lucio, impegnata nelle opere appaltate dal comune di Santo Stefano di Camastra per il 2° lotto di interconnessione della strada statale 113 con la viabilità portuale, nel tratto tra via Capuana e via Marina. Un appalto per un importo complessivo di poco superiore ai 2 milioni di euro. 

Tra l’impresa e l’associazione “Sos Impresa – Rete per la legalità”, rappresentata dal vice presidente nazionale Giuseppe Scandurra, è stato sottoscritto un nuovo “Patto Antiracket”, che si aggiunge a quelli già adottati con la stessa ditta in altri cantieri in varie parti della Sicilia. Un protocollo che ribadisce la stretta sinergia tra l’impresa, le istituzioni, le forze dell’ordine ed “Sos Impresa – Rete per la legalità”, a garanzia della corretta e serena esecuzione delle opere, nell’osservanza dei principi di legalità a tutela delle imprese, dei lavoratori e del territorio tutto.

 

Presenti, insieme a Michelangelo Mammana con i figli Antonio e Giuseppe, titolari dell’impresa, il Capitano Adolfo Donatiello, Comandante della Compagnia Carabinieri di Santo Stefano di Camastra, il Vice Questore Aggiunto Carmelo Alioto, in atto dirigente dei Commissariati di Polizia di Capo d’Orlando e Sant’Agata Di Militello, il Tenente di Vascello Luca Guadagno, Comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Sant’Agata Di Militello e la Polizia locale stefanese. Sono intervenuti il vice sindaco di Santo Stefano di Camastra Fausto Pellegrino, in rappresentanza dell’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Re, con il responsabile dell’area tecnica arch. Francesco La Monica, il sindaco di Castel di Lucio Giuseppe Nobile, ed il coordinatore regionale di “Sos Impresa – Rete per la legalità” Giuseppe Foti.

“Lanciamo un messaggio di apertura alle tante ditte del territorio a sottoscrivere il patto antiracket, che prevede un preciso protocollo da osservare e rispettare e la garanzia di forze dell’ordine ed istituzioni – dichiara Giuseppe Scandurra -. L’impresa Mammana da tempo c’è, convinta che la propria coraggiosa scelta sia stata quella giusta, ma è chiaro che l’importante è che tutti gli imprenditori capiscano che denunciare e collaborare con lo Stato sia la decisione vincente”.

“Questa è la strada maestra che ogni imprenditore dovrebbe percorrere perché avere al proprio fianco lo Stato ed il movimento antiracket come c’è l’ho avuti io significa poter lavorare tranquilli”, dichiara Michelangelo Mammana. “E’ un percorso nel quale bisogna crederci ed avere fiducia nello Stato ed in sé stessi”.

“Scrusciu”, a Patti la rassegna di incontri d’autore. SOS Impresa – Rete per la legalità tra i partner dell’organizzazione

L’ACIAP “Libero Grassi”, Associazione Commercianti Imprenditori Antiracket Patti, unitamente al Centro Studi Antimafia “P. Borsellino” di Patti, con la collaborazione di “S.O.S. impresa – Rete per la legalità – Associazioni e Fondazioni contro il racket e l’usura” presenta l’evento “Scrusciu”, una rassegna di “incontri d’autore” che si terranno nei mesi di agosto, settembre, ottobre e novembre p.v.

I promotori e referenti dell’iniziativa sono Marco Conti Gallenti, e Francesco Scalia.

L’evento è organizzato con il patrocinio del Comune di Patti, in collaborazione con l’Assessorato alla cultura.

Gli eventi, inoltre, saranno organizzati in collaborazione con la libreria “Capitolo 18” di Teodoro Cafarelli.

Gli incontri, quest’anno, avranno come tema principale quello della legalità e della giustizia.

L’idea, tuttavia, è quella di creare un evento che possa divenire un appuntamento costante negli anni a venire.

L’obiettivo che l’Associazione si prefigge è quello di commemorare il trentennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio, nonché di celebrare i trent’anni della nascita del movimento antiracket, coinvolgendo gli studenti delle scuole pattesi, i professionisti e la cittadinanza intera, al fine di promuovere i valori della legalità e della lotta contro le mafie.

L’iniziativa prenderà il via giorno 8 agosto con la presentazione del libro “Al di sopra della legge” di Sebastiano Ardita, consigliere del CSM, che dialogherà con Nuccio Anselmo, vice capo cronista della “Gazzetta del Sud”. Oltre agli organizzatori, saranno presenti Gianluca Bonsignore, sindaco della Città di Patti, Salvatore Sidoti, assessore alla cultura del Comune di Patti, Pippo Scandurra, vice presidente nazionale vicario di S.O.S. Impresa – Rete per la legalità.

Gli altri eventi vedranno la partecipazione dell’Avv. Umberto Ambrosoli, presidente della fondazione Banca Popolare di Milano, del dott. Franco La Torre, figlio di Pio, politico e sindacalista ucciso da Cosa Nostra, del dott. Gaetano Ruta, Procuratore europeo delegato a occuparsi di perseguire i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, nonché dei giornalisti Nuccio Anselmo, vice capo cronista della “Gazzetta del Sud”, Paolo Borrometi, vice direttore “AGI”, Silvio Buzzanca, giornalista della “Repubblica”, Tindara Caccetta, componente redazione Rai 3, Antonio Calabrò, già vicedirettore del “Sole 24 Ore”, Salvatore Cusimano, già direttore della sede siciliana della RAI, Giulio Francese, figlio di Mario, giornalista ucciso da Cosa Nostra, consigliere nazionale Ordine Giornalisti e Gaetano Pecoraro, inviato della trasmissione televisiva “Le Iene”.

La rassegna, ancora, verrà arricchita da un evento specialistico, dedicato agli operatori del diritto, che consisterà in un dialogo tra il dott. Mario Samperi, Presidente del Tribunale di Patti, e il prof. Alessio Lo Giudice, ordinario di filosofia del diritto presso l’Università degli Studi di Messina sul tema del “Giudizio”.

Castel di Lucio, convegno sui trent’anni dalle stragi di mafia. Ribadita l’importanza della denuncia e del sostegno alle vittime.

Si è svolto questa mattina nell’aula consiliare “Paolo Borsellino” di Castel di Lucio, un importante incontro organizzato dalla locale amministrazione comunale, con in testa il sindaco Giuseppe Nobile ed il presidente del consiglio comunale Soccorso Stimolo dal titolo “A trent’anni dalle stragi di Mafia”.

A parteciparvi autorevoli ed illustri relatori tra i quali il Dott. Mario Samperi, Presidente del Tribunale di Patti, il Dott. Angelo Cavallo, Procuratore capo della Repubblica di Patti, alcuni sindaci dei comuni dell’hinterland, i rappresentanti delle forze dell’ordine cheoperano sul territorio e numerosi esponenti della società civile. 

Un momento molto intenso di confronto sui temi della giustizia e della legalità, nel ricordodel sacrificio di grandi Uomini quali Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti coloro che hanno pagato con la loro vita il prezzo della lotta quotidiana alla criminalità.

Nel corso del suo intervento, Giuseppe Scandurra, Vice Presidente nazionale di Sos Impresa – Rete per la Legalità, ha quindi ribadito l’importanza della denuncia e del sostegno alle vittime da parte delle comunità in cui vivono ed agiscono. 

“CI troviamo in una comunità che vanta al proprio interno l’esempio di un imprenditore coraggioso come Michelangelo Mammana il quale, grazie alla sua denuncia, ha permesso la risposta forte e tempestiva da parte dello Stato – ha detto Giuseppe Scandurra – scaturita nell’operazione Alastra sfociata nel processo con condanne importanti per esponenti storici delle cosche mafiose. Rete per la Legalità Sicilia ha accompagnatoMichelangelo Mammana sin dal principio del suo difficile percorso e continua a farlo ancora adesso, ecco perché per noi era molto significativo essere qua oggi, insieme ai tanti illustri ospiti presenti, per sottolineare l’importanza della denuncia da parte delle vittime e la necessità che non vengano mai lasciate sole dalla comunità. Se ognuno di noi nel proprio quotidiano svolge il proprio compito con diligenza, impegno e costanza nel rispetto della legalità – conclude Scandurra – allora possiamo ragionevolmente credere che lo Stato possa diventare sempre più forte per vincere la propria battaglia contro la mafia ed ogni altra forma di criminalità”.

Visita del Gen. Rosario Castello comandante delle Legione Carabinieri Sicilia, all’azienda di Michelangelo Mammana

Questa mattina il Comandante della Legione Carabinieri “Sicilia”, Gen. B. Rosario CASTELLO, ha visitato, accompagnato dal Comandante provinciale di Messina e dal C.te della Compagnia di Mistretta, la Stazione Carabinieri di Castel di Lucio presidio del Comando Provinciale Carabinieri di Messina al confine con la provincia di Palermo.

Nel corso della visita, il Generale ha espresso il suo vivo apprezzamento ai militari della Stazione Carabinieri di Castel di Lucio, che quotidianamente rappresentano le istituzioni in quel territorio, che si inserisce nel parco museale a cielo aperto della “fiumara d’arte”, sottolineando l’importante lavoro di prossimità, vicinanza e assistenza svolto dai militari a favore della popolazione locale. 

Nella circostanza, in ragione della particolare posizione geografica della caserma dell’Arma, unico presidio di polizia nell’entroterra montano nebroideo, il Comandante della Legione Sicilia ha ringraziato i Carabinieri per il loro quotidiano impegno e sacrificio e per porsi quali protagonisti nell’assicurare un solido ed efficiente baluardo di legalità verso le varie forme di criminalità comune ed organizzata storicamente presenti nell’area mistrettese.

Al termine della visita il Comandante della Legione Sicilia ha voluto incontrare l’imprenditore presso la sua azienda, Michelangelo Mammana, per testimoniare la vicinanza propria e di tutti i carabinieri della Sicilia ad un imprenditore che è stato vittima di estorsione di stampo mafioso. Nella circostanza, era presente anche il Vice Presidente della Rete per la Legalità – SOS Impresa, Giuseppe Scandurra il quale ha tenuto a ringraziare il Generale e tutti i Carabinieri della Sicilia per la loro costante opera di prevenzione e repressione del fenomeno delle estorsioni di stampo mafioso ai danni degli imprenditori siciliani.

Scandurra: “Ci vuole una nuova stagione dell’antiracket”

Di seguito l’intervista rilasciata alla Gazzetta del Sud dal Vice Presidente Nazionale di Sos-Impresa Rete Per la Legalità, Giuseppe Scandurra.

Siamo a quasi sette milioni di euro. E la Sicilia nel triennio 2019-2019 ha superato perfino la Campania e la Calabria come volume economico per i mutui e i ristori che l’ufficio del Commissario straordinario antiracket e antiusura del governo ha concesso nella nostra isola, dove il problema delle mafie sembra essere praticamente scomparso dall’agenda politica di tutti. Sono stati erogati complessivamente fondi per 6 milioni e 726mila euro. Una goccia nel mare mafioso in cui quasi la totalità delle vicende personali di imprenditori e commercianti in questione si agitano irrisolte da anni.

Denunce allo “zero”

A questo “stato delle cose” che indica un problema serio da affrontare se si vuole veramente la rinascita di chi è tartassato dalla mafia e dagli usurai bisogna agganciare il dato che ci viene prepotentemente fornito dalla recente operazione antimafia che ha azzerato la rinascita di Cosa nostra barcellonese: decine di episodi estorsivi agli atti, decine di vittime alcune perfino picchiate a sangue. E le denunce? Pari allo zero. E non è soltanto Barcellona, ma l’intera Sicilia drammaticamente ancorata a questo “zero”. È un campanello d’allarme importantissimo che non bisogna sottovalutare per ripensare all’intero mondo dell’antiracket, con nuovi slanci d’azione, nuove proposte, nuove strategie. Un tema che avevamo affrontato nei nostri articoli proprio sull’operazione antimafia, e che viene adesso rilanciato da un documento programmatico inviato nei giorni scorsi alla Commissione regionale antimafia – che su questo tema ha svolto una serie di audizioni proprio nei giorni scorsi -, dal coordinamento regionale siciliano di “Rete per la Legalità”. Cinque pagine di cui discutiamo con il vice presidente nazionale di “Rete”, Pippo Scandurra, un gruppo «rappresenta quindici associazioni in tutta la Sicilia, nonché quattro presidi di legalità nelle provincie di Caltanissetta e Agrigento. Altri presidi stanno nascendo in tutta la Sicilia, in primis nella zona dei Nebrodi, nei comuni di Cesarò, San Fratello, Tortorici, Floresta, Montalbano, fino a giungere a Randazzo, ma anche in zone della Sicilia in cui si è riscontrata una storica difficoltà nella lotta alla mafia, come Licata, Canicatti, Agrigento, Palma di Montechiaro».

La burocrazia uccide

«La creazione di tali presidi – prosegue Scandurra -, si è resa necessaria, dal momento che, nonostante le suddette zone necessitano di una presenza concreta del movimento antiracket, vi sono notevoli difficoltà a costituire nuove associazioni. I requisiti burocratici per la creazione di un nuovo ente, infatti, scoraggiano spesso gli imprenditori e richiedono, pertanto, l’adozione di soluzioni temporanee che possano offrire, con l’apporto concreto delle Forze dell’Ordine, una risposta efficace all’emergenza rappresentata dalla pressione di Cosa nostra sul territorio, pressione che sta diventando intollerabile in seguito alla pandemia da Covid-19 e della crisi economica che sta mettendo in ginocchio migliaia di imprese».

Enormi difficoltà

Scandurra e i componenti del gruppo antiracket, nel documento, parlano di «enormi difficoltà», ma nonostante tutto «le associazioni antiracket hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo di primaria importanza nella lotta a Cosa nostra in Sicilia, spesso rimanendo in silenzio, anche di fronte ad attacchi gratuiti sul loro operato, prediligendo al clamore dei media la concretezza dei fatti».

La perdita di centralità

Poi la considerazione amarissima: «E tuttavia, le stesse sembrano aver perso quella posizione di centralità che pure ricoprivano fino a pochi anni addietro. La lontananza della politica dal movimento antiracket è di fondamentale importanza per comprendere le difficoltà in cui vivono quotidianamente le associazioni sul territorio. Difatti, senza l’incisivo apporto delle Istituzioni, la lotta al racket, all’usura e alla corruzione è destinata a rimanere nient’altro che una pia illusione».

Leggi da rivedere

«La buona volontà, però, da sola non sarà sufficiente a sconfiggere la mafia. Per sconfiggere la mafia occorrono leggi efficienti, in grado di fornire aiuti rapidi alle vittime, impedendo loro di uscire dal circuito economico. Riteniamo necessario una profonda revisione dell’apparato normativo attualmente vigente in Sicilia, come la legge regionale Sicilia n. 20/99 o la legge regionale n. 15/2008, le quali sono state prese a modello da altre regioni ed implementate, mentre in Sicilia sono applicate con grandi difficoltà».

I tempi biblici

«Invero – scrivono in componenti della “Rete” -, non è pensabile, considerati i tempi biblici della giustizia, attendere che si arrivi alla condanna dei colpevoli per elargire le prime somme a chi ha denunciato. Occorre che lo Stato, previo l’accurato vaglio delle Forze dell’Ordine e con l’ausilio delle associazioni antiracket e antiusura conceda un sollievo immediato all’imprenditore in difficoltà, dandogli la possibilità di continuare ad esercitare la propria attività economica».

Le sovvenzioni

«Infine, con riferimento alla legge 20/99, sia consentita un’osservazione. Tale norma, di fondamentale importanza negli anni passati per la vita delle associazioni antiracket, meriterebbe di essere riconsiderata nella parte in cui disciplina il complesso e farraginoso meccanismo di sovvenzioni alle associazione antiracket. Premesso che da anni assistiamo a tagli lineari da parte della Regione ai fondi destinati alle associazioni antiracket, si deve rilevare come il sistema congegnato dalla legge de qua non consenta alle associazioni di programmare le proprie attività, se è vero com’è vero che i rimborsi, quando arrivano, fanno riferimento unicamente alle spese già sostenute».

Gli interrogativi

«Lo slogan che da sempre accompagna la lotta al racket è “denunciare conviene”. Ma occorre chiedersi: è davvero così oggi? È davvero conveniente denunciare se, poi, presentare la domanda di accesso al fondo di solidarietà ex l. 44/99 richiede un iter burocratico degno di un romanzo di Kafka? È davvero conveniente presentare una domanda di accesso al fondo di solidarietà, se poi bisogna attendere – non è un caso infrequente – anche dieci anni per ottenere il ristoro? È davvero conveniente denunciare gli estorsori se occorrono più di tre anni per ottenere i rimborsi di imposte e contributi previsti dall’art. 3 della legge regionale n. 15/2008. Lo Stato, per il tramite dell’associazione antiracket, dovrebbe dare risposte immediate all’imprenditore che trovi il coraggio di denunciare, Solo l’esperienza positiva del singolo potrà innescare, infatti, quella spirale di fiducia necessaria ad abbattere il timore per le ritorsioni da parte di Cosa nostra, la quale, certo, non attende tre anni prima di bussare alla porta del denunciante. Denunciare conviene? Abbiamo il dovere di crederci».

Pesanti condanne al processo Alastra. Scandurra: “Una sentenza che incoraggia gli imprenditori a denunciare”

Sono arrivate oggi pesanti condanne, per complessivi oltre 60anni di carcere, nel processo con rito abbreviato al Tribunale di Palermo che vedeva tra gli imputati anche esponenti di spicco della criminalità organizzata palermitana, accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata, scaturito dall’operazione “Alastra”. 

Il Gup Ermelinda Marfia ha quindi disposto a carico dei sette imputati condannati anche il risarcimento del danno nei confronti delle parti civili costituite, tra cui l’imprenditore di Castel di Lucio Michelangelo Mammana, affiancato da Rete per la Legalità Sicilia e dall’Acis di Sant’Agata di Militello, anch’esse parti civili nel processo e rappresentate dall’avvocato Salvatore Mancuso. La quantificazione del risarcimento sarà determinata in sede civile.

“Questa è una sentenza che incoraggia ancora una volta gli imprenditori a denunciare”, afferma il vice presidente nazionale di Sos Impresa – Rete per la legalità Pippo Scandurra.  “Quasi un anno, dagli arresti al processo alla sentenza, a dimostrare che quando c è la collaborazione degli imprenditori si ottengono risultati importanti e immediati. Alcuni imprenditori che hanno denunciato, come Mammana, fanno ormai parte a pieno titolo della nostra Rete e la loro scelta lì ha resi sempre più forti. Un ennesimo segnale di come il sacrificio coraggioso della denuncia fatto dagli imprenditori è determinante per arginare e sconfiggere la sopraffazione esercitate dalla criminalità organizzata sui territori e sugli imprenditori onesti. Per questo il nostro movimento antiracket ed antiusura – conclude Scandurra – continuerà a rafforzare la propria presenza costante al fianco di tutte le vittime”. 

Rete per la Legalità Sicilia parte civile nel processo Xydi. Scandurra: “Impegno sull’esempio di Libero Grassi”

Il coordinamento regionale di “Rete per la Legalità Sicilia” è stato ammesso come parte civile all’udienza preliminare nei confronti di 29 destinatari di richiesta di rinvio a giudizio nell’ambito della maxi inchiesta “Xydi” condotta dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Agrigento che hanno stretto il cerchio attorno al superlatitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, e che vede al centro in particolare il mandamento di Canicattì.

La costituzione di parte civile è stata presentata dall’avvocato Valeria D’Anca, del foro di Caltanissetta, alla presenza ieri nell’aula bunker del Pagliarelli di Palermo del vice presidente nazionale di “Sos Impresa – Rete per la legalità” Giuseppe Scandurra, del coordinatore regionale Giuseppe Foti e del vice coordinatore Eugenio Di Francesco. 

“Ancora una volta “Rete per la Legalità Sicilia” è presente con azioni concrete, dimostrando vicinanza e sostengo in tutte le fasi del percorso al tessuto imprenditoriale e produttivo, in particolare in un territorio che grazie all’opera di Forze dell’Ordine e Magistratura e col supporto dell’associazione antiracket sta combattendo tenacemente e con coraggio la propria lotta contro l’oppressione della criminalità organizzata”, commenta Giuseppe Scandurra, vice presidente nazionale di “Sos Impresa – Rete per la Legalità”.

“Un’attività quella della nostra associazione che prosegue ogni giorno sul campo per onorare l’esempio di chi, come Libero Grassi, pagò con la propria vita l’avere gridato la sua libertà dal condizionamento mafioso – aggiunge Scandurra -. Ci ha lasciato un grande insegnamento di coerenza, di dignità̀ e di valori, facendo capire che è necessario stare accanto agli imprenditori che denunciano, far sentire la solidarietà e non lasciarli mai soli. Oggi le denunce non rappresentano soltanto una vittoria dello Stato ma sono il risultato del sacrificio di Libero e dedicate a tutte le vittime di mafia, motivo per cui la nostra associazione si è fatta promotrice della proposta al Ministero dell’Interno di istituire ogni anno per il 10 gennaio la Giornata della memoria per le vittime di racket e usura, in ricordo di quel 10 gennaio 1991 quando sul Giornale di Sicilia fu pubblicata l’ormai famosa “Lettera al caro estorsore” firmata da Libero Grassi, denuncia che, pochi mesi dopo, il 29 agosto, costò la vita all’imprenditore siciliano.

Inaugurato a Partanna il nuovo cantiere dell’impresa Mammana

È stato inaugurato nei giorni scorsi a Partanna, in provincia di Trapani, il nuovo cantiere dell’impresa di Michelangelo Mammana, il terzo nel giro di pochi mesi dell’imprenditore socio di “Rete per la Legalità”, per i lavori per conto della committente Enel per la realizzazione di un nuovo parco eolico. Al fianco dell’impresa Mammana, l’Arma dei Carabinieri e l’associazione antiracket, grazie al protocollo di collaborazione instaurato. 

Come protocollo l’inaugurazione è avvenuta alla presenza del Comandante Provinciale dei Carabinieri, Col. Fabio Bottino, del Comandante della Compagnia di Castelvetrano, Cap. Pietro Calabrò e del Comandante di stazione di Partanna. Presenti anche Giuseppe Scandurra, vice presidente vicario nazionale e regionale di Sos Impresa – Rete per la Legalità, ed Eugenio Di Francesco, vice coordinatore regionale “Rete per la Legalità Sicilia”. 

Tutti gli intervenuti hanno sottolineato l’importanza di fare squadra e sinergia tra Stato e classe imprenditoriale, e che la paura deve essere superata con la forza nello stare uniti. 

“Anche in un territorio molto a rischio come questo, lo Stato c’è ed è più forte – sottolinea Giuseppe Scandurra -. Oggi occorre fiducia nelle istituzioni, loro sono la nostra arma più forte per vincere la sopraffazione e qualsiasi atto che possa indurre allo sconforto e all’abbandono di questa terra. I Mammana in questi anni hanno deciso di denunciare qualsiasi forma di oppressione della criminalità ed hanno trovato nelle Stazioni dell’Arma il loro punto di riferimento. La presenza oggi è segno di uno Stato che sta accanto agli imprenditori liberi e onesti”.

“In un territorio ad alto rischio di infiltrazioni mafiose, legate al super latitante Messina Denaro – aggiunge Eugenio Di Francesco – questa è un’occasione per rimarcare e testimoniare che in Sicilia si può lavorare e investire senza dover stare a “braccetto” con nessuno. La presenza delle forze dell’ordine manifesta la forza nello Stato, la vicinanza verso coloro i quali hanno deciso di stare dalla parte della Giustizia”.